scherzi della memoria

By Eris Dysnomia

“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sí forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:

Caina attende chi a vita ci spense”.

Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand’io intesi quell’anime offense,

china’ il viso e tanto il tenni basso,

fin che ‘l poeta mi disse: “Che pense?”

Quando rispuosi, cominciai: “Oh lasso,

quanti dolci pensier, quanto disio

menò costoro al doloroso passo!”

Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,

e cominciai: “Francesca, i tuoi martiri

a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,

a che e come concedette Amore

che conosceste i dubbiosi disiri?”

E quella a me: “Nessun maggior dolore

che ricordarsi del tempo felice

ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.

Ma s’a conoscer la prima radice

del nostro amor tu hai cotanto affetto

dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lanciallotto come amor lo strinse:

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per piú fiate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser baciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:

quel giorno piú non vi leggemmo avante”.

Natalie Merchant – Ophelia

2 Risposte a “scherzi della memoria”

  1. x Dice:

    Nel ‘300 credevano a un sacco di scemenze. Non che ci fosse niente di strano, fino a qualche mese fa ci credevo pure io…

  2. Eris Dysnomia Dice:

    Evidentemente nel ‘300 credevano alle cose che erano ‘giuste’ per il loro tempo. In un certo senso, secondo me, ne avevano bisogno, per evolversi e crescere.
    Forse proprio come te, e come tutti noi.
    L’anonimato non è mai bello, in ogni caso.

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